Materie prime: PE, restrizioni commerciali aumentano traffico illegale
Non pubblicato
(Da www.euractiv.it)
Presentato in commissione INTA del Parlamento europeo uno studio che analizza i principali ostacoli e il peso del traffico illegale nel commercio di materie prime essenziali tra Ue e paesi terzi
L'accessibilità a materie prime fondamentali, come le terre rare, i combustibili fossili e le risorse naturali del settore forestale, è necessaria all'Unione europea per far progredire in modo sostenibile il settore dell'hi-tech e per promuovere un'economia a basse emissioni di carbonio. Questo il punto di partenza dello studio dal titolo: "Trade in commodities. Obstacles to trade and illegal trade", realizzato dalla Direzione Generale per la Politica estera Ue del Parlamento europeo.
Alcuni paesi terzi tra i principali partner commerciali dell'Unione, spiega lo studio, attuano misure commerciali restrittive in materia di risorse naturali che violano le norme dell'OMC e che producono pesanti ricadute commerciali. Situazione, questa, che aggrava ulteriormente il peso del commercio illegale.
Nonostante gli sforzi dell'Unione per migliorare il dialogo bilaterale sulle materie prime con i principali partner interessati - Cina, Mongolia e Vietnam - e il lavoro di cooperazione internazionale, molto ancora deve essere fatto. Uno dei problemi centrali della questione, si legge, è la mancanza di norme internazionali nella segnalazione delle restrizioni all'esportazione. Non vi è, infatti, alcun accordo universale in merito né alcun organismo internazionale che gli stati abbiano l'obbligo di informare nel caso in cui siano applicate tali restrizioni.
Iniziativa Ue sulle Materie Prime
In tale contesto si pone l'Iniziativa Ue sulle Materie Prime (EU Raw Materials Initiative, RMI), promossa dalla Commissione europea nel 2008, che si basa su tre pilastri:
- garantire parità di condizioni nell'accesso alle risorse nei paesi terzi;.
- promuovere un approvvigionamento sostenibile di materie prime provenienti da fonti europee;.
- aumentare l'efficienza e il riciclo delle risorse.
Anche attraverso l'Iniziativa, l'Unione europea sta cercando di garantire l'approvvigionamento sostenibile di materie prime essenziali attraverso:
- l'applicazione della risoluzione delle controversie tramite l'OMC;.
- l'incorporamento diretto delle disposizioni sulle restrizioni di materie prime essenziali negli accordi commerciali e mediante il dialogo e la diplomazia;.
- la realizzazione di partnership strategiche con gli altri principali importatori di materie prime - Stati Uniti e Giappone - per lo scambio di informazioni.
Restrizioni all'esportazione di materie prime
Basandosi sui risultati di uno studio dell'OCSE del 2014, il documento spiega che le restrizioni all'esportazione attuate da alcuni paesi provocano distorsioni al mercato e che i benefici prodotti dal conseguente aumento dei prezzi sono di breve durata. L'imposizione di queste misure potrebbe, infatti, far decidere ai paesi importatori di rivolgersi ad altri fornitori. Nel lungo termine, quindi, il paese esportatore potrebbe perdere ricavi significativi. Una situazione simile, afferma lo studio, si sta attualmente verificando in Cina per il settore delle terre rare (un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica).
Tra le maggiori conseguenze dell'imposizione delle restrizioni all'esportazione, spiega lo studio, vi è l'aumento del commercio illegale, dovuto al conseguente incremento di prezzo delle materie prime al livello mondiale. In fatto di restrizioni all'export delle materie prime, le principali "minacce" per l'Unione sono rappresentate da Cina e Russia, seguite dagli Stati Uniti.
Commercio illegale
Lo studio passa in rassegna i settori dell'economia Ue che si dimostrano più vulnerabili agli effetti del commercio illegale di materie prime. Nello specifico:
- automobilistico,.
- materiali/metallurgia,.
- energia, .
- elettronica di consumo/ICT,.
- assistenza sanitaria,.
- aerospaziale/militare,.
- ambiente.
Tra i paesi con i livelli più elevati di commercio illegale sulle materie prime, lo studio cita il Vietnam, la Cambogia e il Laos per i legnami. Particolamente dannosi per l'Ue sono, poi, i traffici illegali di terre rare dalla Cina e di carbone dall'Ucraina.
Strumenti di contrasto alle pratiche distorsive
Lo studio fornisce un quadro d'insieme e una valutazione di massima degli strumenti di contrasto alle pratiche di distorsione commerciale. Tra questi, il più efficace - a livello di salvaguardia della conformità e della sicurezza giuridica - appare l'istituzione di forti normative comunitarie, come già è stato fatto con il regolamento sul legname o con il regolamento - attualmente in fase di negoziato - su latta, tantalio, tungsteno e oro provenienti da zone di conflitto.
Piuttosto efficaci, secondo lo studio, risultano anche:
- la risoluzione delle controversie attraverso l'OMC, che garantisce procedure riconosciute a livello internazionale e decisioni giuridicamente vincolanti,.
- gli accordi commerciali bilaterali, che prevedono strategie a lungo termine nel rispetto degli interessi dei partner coinvolti, .
- gli investimenti diretti all'estero (IDE),.
- i dialoghi informali.
Link Study: Trade in commodities. Obstacles to trade and illegal trade